lunedì 14 marzo 2011

cosa, quando e dove

in scena al Teatro dei Contrari
(via Ostilia, 22 - 00184 Roma) 

  
scritto e diretto da Fabrizio Romagnoli

 
con Ilaria Antoniani ed Emilia Tafaro
 
 
assistente alla regia Dario Tucci
 
costumi Cinzia Iacono

produzione La Compagnia Densa

organizzazione generale Alessandro Galli
 
 

Una lacerante storia d’amicizia dove sono entrambe vittime e carnefici l’una dell’altra. Una promessa: rimanere per sempre insieme, fino alla fine, qualunque cosa accada. Si innesca così un gioco malato le cui regole sono controllare la vita dell’altra e allontanare chiunque possa far infrangere il loro giuramento. Tutto è lecito pur di raggiungere il fine supremo: non cadere in preda alla solitudine. Entrambe però non giocano a carte scoperte. Una di loro custodisce gelosamente un segreto che, come una tarma, corrode il loro legame alla radice scuotendolo fino a farlo miseramente crollare. Un processo lento, graduale,durato vent’anni che all’improvviso esplode con una forza dirompente. Il cordone ombelicale si spezza e irrimediabilmente si giunge alla fine. Una fine non voluta, alimentata dall’egoismo sfrenato di chi segue la propria strada senza curarsi degli altrui liberi arbitrii. Una fine dalla quale affiora una dolorosa verità: soli si nasce e soli si muore, senza che nessuno riesca a conoscerci mai abbastanza, neppure chi ci vive accanto quotidianamente.
 
 
 
(costo del biglietto 10 Euro + 2 di tessera)

la locandina

promo numero tre

promo numero due

promo numero uno

sabato 26 febbraio 2011

sabato 12 febbraio 2011

Il libro

"Teatro Contemporaneo"
di Fabrizio Romagnoli


"Fino alla fine" è un atto unico. E' uno dei tre testi compresi nel libro "Teatro Contemporaneo" di Fabrizio Romagnoli, edito da Edizioni Demian. Gli altri titoli sono: "Lei... lui... loro..." (www.leiluiloro.it/)
 e "Una lunga attesa". Il libro è in vendita preso la libreria Bibli, in Via dei Fienaroli 28, a Roma.


Dalla prefazione di Fausto Della Ceca.
"In questi tre atti unici di Fabrizio Romagnoli, quello che immediatamente cattura l’attenzione è il ritmo e la fluidità della scrittura drammaturgica, che l’autore recupera in toto dalla propria esperienza attorale. Romagnoli è prima di tutto un interprete poliedrico che ha imparato a scrivere per il teatro non nelle fucine creative per diventare autori, ma sul palcoscenico dove si è cimentato, a partire dalla fine degli anni ottanta, coi personaggi della tragedia greca e della commedia dell’arte, per poi virare nei reparti del musical e della drammaturgia contemporanea, non trascurando il linguaggio cinematografico e televisivo, dove la sua sensibilità artistica ultimamente sembra aver trovato un campo d’azione privilegiato. Tutto questo è confluito sulla carta dando vita a questi tre testi drammatici che sembrano rimandare alle small talk pinteriane e ricalcano, in chiave originale, l’antologia di nevrosi e ossessioni dei personaggi di Williams, senza dimenticare i meccanismi drammaturgici asciutti e perfetti di Mamet, anche se Romagnoli ricalca il pedale dell’umorismo e finisce per rovesciare continuamente le atmosfere dei suoi drammi psicologici nelle maglie della commedia soft. La topologia che sta alla base dei suoi drammi tende alla costruzione di uno universo reclusorio, claustrofobico, fortemente concentrato, totalizzante, dal quale non si esce, proprio come nelle stanze di Pinter e Albee: uno spazio in cui sfilano personaggi esclusivamente femminili, alle prese con il plagio, in quanto c’è l’impossibilità di rapporto con l’altro che viene vissuto come la privazione della propria identità; ne nasce il senso dell’estraniamento, il dramma di un’esistenza che non si può realizzare se non in rapporti sadomasochisti. Relazioni pericolose irretite nel gioco perenne dell’amore che, in Romagnoli, diviene scontro inarrestabile, lotta, tensione, torsione della coscienza e della mente. Accanto all’amore, ma non come parte integrante di esso, siede perentoria la sessualità con le sue fobie e paure, sempre come risultante di pulsioni più o meno represse e sempre come molla al possesso dell’altro".